Una storia da raccontare (di Esterina Parola)

Esterina Parola era una persona speciale. Nata nel 1930, staffetta partigiana negli anni della guerra, titolare col marito prima del negozio e dell’osteria, poi dell’albergo del paese, era soprattutto la memoria storica di una comunità.

Catterina Damiano, favole

L’Ambourné è una borgata alta di Monterosso, in val Grana. Il nome deriva, forse, da quello di una pianta, l’amboùrn, il maggiociondolo, dai bei fiori gialli che nascondono un’anima velenosa. Il legno è flessibile, era usato per costruire racchette da neve o per le parti interne dei pollai.

Catterina Damiano, testimonianze

La memoria e la disponibilità di Catterina Damiano ci regalano, oltre alle favole di cui ho riportato qualche stralcio, anche molti altri tesori preziosi: i ricordi dell’infanzia, i giorni terribili della guerra, le tecniche agricole del passato, o anche piccoli episodi di vita quotidiana, avvenimenti inconsueti rimasti impressi per decenni nella memoria. È difficile scegliere qualche brano, anche perché ogni pagina di quaderno e ogni momento delle registrazioni nasconde una storia da raccontare, che meriterebbe spazio, tempo e parole.

Diritto di parola

Di montagna dovrebbero parlare i montanari. In un mondo ideale ognuno dovrebbe limitarsi a comunicare ciò di cui ha una reale esperienza di vita. Questo vale soprattutto per parole che sono accompagnate dal peso del consiglio, del giudizio, del tentativo più o meno velato di condizionamento. Chi non ha provato sulla sua pelle condizioni di fatica, frustrazione, disagio, emarginazione, rabbia, strettamente collegate con la vita e l’agricoltura in montagna, non si è guadagnato il diritto di parola, ma solo quello di chiacchiera.

Ripensare i parchi (1)

La questione dei Parchi è tornata di scottante attualità per il disegno di legge regionale 90/2015 sul riordino delle aree protette, che ne prevede, fra l’altro, un consistente ampliamento. È una buona occasione per avviare una discussione seria, serena e priva di pregiudizi su parchi, vincoli, ecologia e valli alpine, prima che, come sempre, piovano dall’alto decisioni imposte e non condivise che non giovano affatto al già fragile sistema montagna.

Ripensare i parchi (2)

La protezione della natura in montagna deve liberarsi di preconcetti ed equivoci e superare l’impostazione, ormai datata, del non utilizzo, della wilderness e della contrapposizione fra ambiente, uomo ed economia. Deve quindi essere completamente ripensata, partendo non più dal punto di vista del cittadino, che usa la montagna come valvola di sfogo e compensazione per lo squallore della quotidianità urbana, ma da quello di chi in montagna ci vive, traendone i mezzi di sussistenza. Anche questa, però, non deve essere una contrapposizione: non c’è nessun conflitto di interessi, tutti traggono giovamento da un’attenzione globale e non puntiforme a tutto l’ambiente e il paesaggio.

Le storie e la Storia 7,8,9

La tensione fra “beni comuni” e “beni della Comunità” percorre i secoli e lascia abbondanti tracce nei documenti d’archivio. Da una parte il diritto consuetudinario di usare boschi e pascoli come indispensabile complemento ai pochi appezzamenti privati, dall’altra la necessità delle Comunità, spinte dai debiti, dalle guerre, dalla fiscalità ducale e più tardi, direttamente obbligate dalla burocrazia sabauda, di far rendere le proprie risorse, vendendole, affittandole o tassandole.

Le storie e la Storia 10,11,12

In comuni piccoli, come Pradleves o Moiola, la confratria riuniva tutta la popolazione, mentre in realtà più grandi, come Demonte, nacquero diverse confratrie, ognuna delle quali rappresentava un gruppo di famiglie legate da vincoli di interessi e spesso di parentela.

Le storie e la Storia 4,5,6

Passata la tempesta della grande epidemia di peste ci fu una notevole ripresa economica, agricola e demografica. E’ proprio a quel periodo di fine 1600 che risale la nascita di molte delle nostre borgate.
La risposta naturale alla crescita della popolazione in una società agricola basata sull’autosufficienza è un processo di espansione e di intensivizzazione. Si cerca cioè di procurarsi le maggiori quantità di cibo necessarie per i nuovi abitanti mettendo a coltura terreni non sfruttati in precedenza e usando tecniche che consentono di aumentare la resa di quelli già coltivati (irrigazione, concimazione, rotazioni, nuove colture).

Le storie e la Storia 1,2,3

Imparare è una delle cose più belle dell’esistenza. Un piacere che non viene attenuato dall’avanzare dell’età, anzi, può essere una risorsa preziosa proprio quando il fisico comincia a perdere colpi. È anche un buon antidoto ai mali di stagione che accompagnano il passare degli anni.
Motore dell’imparare è la curiosità, il carburante è la pazienza, la condizione indispensabile è la libertà. Il tempo verbale imperativo non si addice a questa attività: per costrizione si impara male e senza alcun piacere. Per questo motivo, spesso, nei lunghi anni dell’obbligo scolastico si impara poco.
La conoscenza è un fluido, come il vino o l’olio e quindi imparare è un travaso, un passaggio. Si impara sempre da qualcuno, vicino o lontano, presente o passato. Per questo, quando si impara qualcosa, qualsiasi cosa, si contrae un debito: l’obbligo di trasmettere quanto si ha ricevuto ad altri, di continuare la catena, di non interromperla.