Lenta-mente

Chissà chi ha scelto la data?
Il 28 febbraio scorso era la giornata mondiale della lentezza, festeggiata quest’anno per iniziativa degli Esuli con cibo, musica e parole.
Febbraio è il mese più corto, pare quasi aver fretta di passare, di traghettare il bianco dell’inverno nel verde primaverile, di regalarci anticipi di sole e speranze di aria aperta Non so perché abbiano scelto proprio l’ultimo giorno di questo mese corto e frettoloso per festeggiare la lentezza; forse per necessità di paradosso o per ricordarci che siamo comunque prigionieri di un mondo che ruota troppo velocemente, nonostante tutti i nostri sforzi di rallentamento
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Elezioni d’equinozio

Sarebbe meglio parlare della primavera finalmente arrivata, del verde incredibile dell’erba nata dalla neve, delle gemme gonfie che stanno per partorire il bianco e il rosa dei fiori. Oppure del piacere delle prime gite in bici in Langa, a godersi il sole ancor buono dell’equinozio, fra le viti potate che piangono linfa e le foglie ancor giovani dei noccioli.

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Para-dossi

Vent’anni fa non c’erano proprio.
Ma questo vale per un mucchio di altre cose, dalle rotonde agli sciami di capannoni, dagli atei devoti ai razzisti padani, dalla finanza creativa agli integralisti di ogni razza e colore. Non voglio entrare in questo discorso sdrucciolevole che può portare a pericolose derive passatiste: i bei tempi andati, si stava meglio quando si stava peggio e via sproloquiando.

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Non ditelo a Brunetta.

Non ditelo a Brunetta.
Sono un dipendente pubblico, quindi faccio parte della categoria dei fannulloni. E sono pure insegnante, vilipesa congrega di sfaticati che, secondo il ministro suddetto, godono già di un orario talmente ridotto da risultare tutti, per definizione, a tempo parziale. Quindi sono un superfannullone, o in termini matematici, un fannullone al quadrato…

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Parole che ti fregano

La fregatura, si sa, è contenuta all’interno delle parole.
Perché le parole dovrebbero essere i veicoli delle idee e invece, spesso, ne diventano maschera e travisamento. Sono vestiti buoni che servono a contrabbandare impressioni positive nascondendo deformità e nudità imbarazzanti.
Flessibilità, progresso, sicurezza, velocità, ma anche professionalità, spiritualità, semplificazione…

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Skyline

Non amo particolarmente l’invadenza della lingua inglese nel nostro lessico quotidiano (punta dell’iceberg di ben altre colonizzazioni culturali che ci arrivano da oltre oceano), ma trovo comunque azzeccato e difficilmente sostituibile il termine skyline. Nel nostro repertorio nazionale di vocaboli non esiste qualcosa che condensi in una parola l’impatto visivo del profilo di una città che si staglia contro l’azzurro del cielo.

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Giornale radio

Non possiedo televisione, né l’ho mai avuta da quando ho l’uso di ragione.
Quindi in casa mia non entrano le facce da schiaffi di politici e imbonitori vari in vena di autopromozione. Ma sento il giornale radio e devo sorbirmi comunque l’invadenza (se non visiva, sonora) dei parolai di professione.
Ieri sera ho dovuto alzarmi a metà cena per spegnere l’apparecchio e non farmi rovinare la digestione dal sermone non richiesto di Camillo Ruini…

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Un viaggio di ritorno

Dopo molti viaggi in bici per andare da qualche parte, questa volta facciamo un viaggio per tornare. La meta è l’Italia, il punto di partenza Bratislava. In mezzo tanta acqua (e non solo nel senso, ahimè, di pioggia…): due fiumi, il Danubio e l’Inn ci indicheranno la strada di casa. Contro corrente, ma soprattutto, contro vento e contro il flusso dei colleghi ciclisti, più propensi a seguire la logica e la forza di gravità…

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