Buoni motivi

Ci sono davvero molti buoni motivi per andare a votare ai referendum: dai trecento ai quattrocento milioni, a seconda delle stime. E’ la cifra che ci costerà la discutibile scelta dell’esecutivo di separarli dalle votazioni amministrative, costringendo molta parte dell’Italia al doppio o triplo impegno elettorale. Scelta passata per un solo voto e dettata dall’unico scopo di boicottare i quesiti referendari e impedire il raggiungimento del fatidico quorum.

Breve dizionario d’inglese corrente

L’inglese è entrato nelle nostre vite, ma io non sono mai riuscito a farlo entrare nella mia testa. E dire che ci ho provato a più riprese, fin da piccolo, seguendo con diligenza corsi e lezioni di vario tipo. Si tratta, credo, di un blocco psicologico che mi impedisce di pronunciare con scioltezza nomi scritti in modo così diverso da come si leggono da rendere incerta la corrispondenza fra fonetica e grafia.
Ma, visto che la legge di Liebig consiglia di concentrare i propri sforzi proprio nel settore di maggior debolezza, cercherò di affrontare parole inglesi entrate di recente con prepotenza o in modo subdolo nella nostra vita quotidiana.

Ricordo di Giancarlo

Se non avessi smesso da tempo di credere al caso e al binomio fortuna-sfortuna, lo definirei un incontro imprevisto dettato da casualità e buona sorte.
Lo considero, invece, uno di quei regali inaspettati che ti fa la vita, da tenere in gran conto e di cui ringraziare.

Ci salveranno le donne!

Ci salveranno le donne, ho pensato domenica sera tornando dalla manifestazione di Cuneo. Come mi capita sovente, non sapevo se mettere alla frase il punto esclamativo o quello interrogativo, se dare voce alla speranza e all’entusiasmo per la bellezza di ritrovarsi in tanti, o dar peso ai dubbi per una situazione che resta comunque difficile. La virgola è un ripiego, ma non vuole togliere nulla alla splendida riuscita dell’iniziativa.

Invettive profetiche

“Guai a voi che aggiungete casa a casa e podere a podere, finché non vi sia più spazio”. Sono parole di Isaia, il profeta (Is 5,8), quindi, per il credente hanno il peso specifico della parola di Dio.
“Profeta” è uno dei tanti termini che usiamo a sproposito, degradandolo a sinonimo di indovino, quasi fosse una sorta di mago o un imbonitore di oroscopi ante-litteram.

Cari colleghi

Cari colleghi, in oltre trent’anni di Collegi dei docenti non ricordo di aver mai preso la parola. E’ una questione di carattere: mi piace poco parlare in pubblico, amo piuttosto il silenzio e, in subordine, la concisione, entrambe merci rare in queste nostre assemblee di Istituto. La cosa non mi fa certo onore, visto l’inderogabile dovere della partecipazione attiva, ma ha avuto l’innegabile pregio, in tutti questi anni, di non aver sottratto troppo tempo alla discussione.

Picchiare duro

Picchiare duro
E’ passato più di un mese da quando la Guida ha pubblicato l’editoriale di Martino Pellegrino sul “picchiare più duro”. Se la validità di uno scritto sta nella sua capacità di generare riflessioni bisogna fare i complimenti all’autore: la lettura ha prodotto in me una sorta di pensiero ricorrente che mi ha accompagnato in queste brevi giornate d’equinozio divise equamente fra le angosce e i piaceri di inizio scuola e le conserve e marmellate di fine stagione.

Dare i numeri

Visto che di questi tempi faccio sovente fatica a trovare le parole, non mi resta che dare i numeri.
Cominciamo dal basso: zero. Cioè niente, nulla. Sono gli aumenti che noi lavoratori dipendenti vedremo in busta paga nei prossimi anni, per effetto del blocco degli scatti di anzianità. Tremonti dal suo cappello ha tirato fuori questa meraviglia, una sorta di elisir di lunga vita ed eterna giovinezza che fissa nel tempo la nostra età lavorativa, impedendoci di invecchiare. Meglio del Gerovital, se qualcuno ancora se lo ricorda.

Mancanza d’aria

Le dittature sono di molti tipi differenti, più o meno sanguinarie e repressive, militari o teocratiche, mascherate o aperte. Tutte, però, hanno un denominatore comune: l’attacco alla libertà di stampa e di opinione.

Ridatemi il voto!

Di nuovo clima di elezioni, nonostante i rigori da anticiclone siberiano di questo gelido inverno che ci ricordano il forte anticipo sui canonici tempi elettorali di tarda primavera. Lo si capisce dai manifesti con le facce sorridenti che stanno progressivamente sostituendo le pubblicità di telefonini, automobili superecologiche e biancheria intima, sfondo abituale dell’arredo urbano.