Pubblicati da Lele Viola

Una premessa lunga da far paura

Questo breve scritto non c’entra nulla con Charlie e i drammatici fatti di Parigi. Nasce molto prima, ancora alla fine dello scorso millennio, con la dittatura degli ayatollah in Iran, le immagini dei burqa dall’Afghanistan, le prime donne velate guardate quasi con curiosità nelle strade dei nostri paesi, l’onda crescente di un fondamentalismo alimentato dall’idiozia guerriera dell’occidente che metteva radici in tutto il mondo.
Per me, anche il disagio crescente di non riuscire a parlarne o a scriverne. Il peccato grave del non detto, che credo peggiore del rischio di dire cose sbagliate.

Le storie e la Storia 4,5,6

Passata la tempesta della grande epidemia di peste ci fu una notevole ripresa economica, agricola e demografica. E’ proprio a quel periodo di fine 1600 che risale la nascita di molte delle nostre borgate.
La risposta naturale alla crescita della popolazione in una società agricola basata sull’autosufficienza è un processo di espansione e di intensivizzazione. Si cerca cioè di procurarsi le maggiori quantità di cibo necessarie per i nuovi abitanti mettendo a coltura terreni non sfruttati in precedenza e usando tecniche che consentono di aumentare la resa di quelli già coltivati (irrigazione, concimazione, rotazioni, nuove colture).

Le storie e la Storia 1,2,3

Imparare è una delle cose più belle dell’esistenza. Un piacere che non viene attenuato dall’avanzare dell’età, anzi, può essere una risorsa preziosa proprio quando il fisico comincia a perdere colpi. È anche un buon antidoto ai mali di stagione che accompagnano il passare degli anni.
Motore dell’imparare è la curiosità, il carburante è la pazienza, la condizione indispensabile è la libertà. Il tempo verbale imperativo non si addice a questa attività: per costrizione si impara male e senza alcun piacere. Per questo motivo, spesso, nei lunghi anni dell’obbligo scolastico si impara poco.
La conoscenza è un fluido, come il vino o l’olio e quindi imparare è un travaso, un passaggio. Si impara sempre da qualcuno, vicino o lontano, presente o passato. Per questo, quando si impara qualcosa, qualsiasi cosa, si contrae un debito: l’obbligo di trasmettere quanto si ha ricevuto ad altri, di continuare la catena, di non interromperla.

Imu sui terreni agricoli di bassa valle

Anni fa, quando da parte di qualcuno era di moda parlare di “valori non negoziabili” riferendosi spesso a discutibili norme etiche, un uomo di fede aveva fatto osservare che per il cristiano i valori davvero irrinunciabili si possono riassumere in due sole parole: l’onestà e la fraternità.  
Condivido pienamente questa affermazione, anche perchè i due termini messi insieme comprendono l’intera gamma dei comportamenti relazionali, morali e personali e rendono inutili ulteriori dettagli e norme spicciole.

Yuk! No, Iuc

Iuc è un suono onomatopeico che ricorda un po’ Walt Disney.
E’ l’intercalare solito di Pippo (yuk-yuk!) ed esprime un misto fra apprezzamento e soddisfazione. Nella fantasia sfrenata dei nostri legislatori è invece diventato l’acronimo di una nuova tassa: l’Imposta Unica Comunale.  Tributo appena nato, dopo una lunga e complicata gestazione, ma che rischia di battere tutti i record di complicazione e assurdità fiscale.

Ginnastica per invecchiare meglio

Invecchiare bene è questione di genetica, di fortuna e di ginnastica.
Per i primi due fattori possiamo farci poco, il terzo dipende anche dalla nostra volontà. Non sto parlando di flessioni e piegamenti, peraltro utili soprattutto per chi ha la sfortuna di non avere orti, frutteti, giardini, boschi e case cadenti che lo obbligano a quotidiani esercizi all’aria aperta. Neppure mi riferisco alla ginnastica mentale, parole crociate, enigmistica, giochi di memoria, sudoku e altri espedienti per rallentare l’invecchiamento dei pochi neuroni superstiti e magari tenere alla larga il compagno Alzheimer.

Lampouret

Lampouret (o meglio l’Ampouret) è un toponimo, anzi, per la precisione, è un “fitonimo”, cioè un nome di luogo che deriva da quello di una pianta. E’ il posto in cui crescono i lamponi, le “ampoule”. Capita spesso nelle nostre valli, dove ogni luogo, prato, campo, bosco, è stato battezzato col proprio nome, molto prima che arrivassero Catasti e mappe a trasformare tutto in aridi numeri.

Prima persona singolare

Cambiare è un verbo difficile, soprattutto se coniugato alla prima persona singolare (la seconda, come capita spesso, è molto meno problematica, la terza, tutto sommato, ci vede spettatori paganti, ma non attori).
E’ un verbo necessario, anzi, “ineludibile”, come titolava l’editoriale della scorsa settimana. Lo spiegava già nell’Ottocento Charles Darwin, anche se con termini diversi: chi non cambia resta spesso travolto dalla piena del cambiamento che lo circonda ed è destinato ad affogare.

Trilogia del rottamatore

Rottamare, rottamazione, rottamatore sono brutti neologismi figli di una società dello spreco, dell’usa e getta, del vuoto a perdere e dell’obsolescenza programmata. Sono anche una bestemmia contro l’ambiente, il lavoro contenuto negli oggetti e la povertà sempre troppo (e troppo inegualmente) diffusa.
Quando poi si pretende di rottamare uomini e idee, il verbo assume aspetti sinistri e preoccupanti. Per questo, senza alcun riferimento a cose o persone di pubblica notorietà, mi è venuto voglia di giocare un po’ con queste parole dissonanti, facendomi aiutare da due branche del moderno sapere scientifico di cui, naturalmente, conosco ben poco e da una disciplina umanistica che è ancora più lontana dal mio settore di teorica competenza.

Lanterne magiche e fili di seta

Bonaventura Nicolis conte di Brandizzo è stato Intendente Generale (una carica simile a quella dell’attuale Prefetto) dal 1750 al 1763 e ci ha lasciato una lunga Relazione “su ogni città e terra posta nella provincia di Cuneo”. Un documento di 800 pagine scritte di suo pugno e conservato nella Biblioteca Reale di Torino che arriva a noi grazie alla pazienza “certosina” della signora Angelberga Rollero Ferreri e all’opera di supervisione di Giuseppe Griseri. Un lavoro di trascrizione degno degli antichi amanuensi, frutto di innumerevoli viaggi a Torino, di panini mangiati in fretta e di lunghe ore alla macchina da scrivere, in epoche lontane dalle scorciatoie digitali.