Lo strano caso di Entracque 4

Ogni crescita incontrollata ha in sé i germi della rovina e già a fine Cinquecento, in pieno boom demografico, Entracque comincia ad accusare problemi di gestione, di controllo e di coesione interna. L’arricchimento di alcune famiglie e l’impoverimento di altre ha riflessi anche nella sfera normativa della Comunità e nello stesso periodo la gestione paritaria dei pascoli comuni viene sostituita

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Lo strano caso di Entracque 3

Una crescita demografica che porta a decuplicare in meno di due secoli la popolazione non può non turbare i delicati equilibri interni della società di un paese di media montagna. L’immigrazione era a quei tempi un fenomeno geograficamente ristretto, gli “extracomunitari” di allora erano persone non nate nella stessa Comunità, e provenienti magari dal paese o dalla valle vicina, ma

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Lo strano caso di Entracque 2

Possiamo capire meglio la ricchezza e la potenza dei pastori di Entracque nei secoli XVI e XVII leggendo ordinati e causati di alcuni comuni della valle Stura e Grana, come Demonte, Vinadio o Castelmagno. L’affitto degli alpeggi era allora di gran lunga l’entrata più consistente per le comunità che avevano la fortuna di possedere grandi estensioni di pascoli. L’assegnazione si

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Lo strano caso di Entracque 1

Nella Relazione del 1716 il record di povertà fra i 57 comuni che allora componevano la Provincia di Cuneo era detenuto da Entracque, col 62% di miserabili, ben 1700 su una popolazione di 2750 persone. Un dato che spicca anche nel panorama di povertà diffusa messo in luce dalla Relazione e che distanzia di molto tutte le altre Comunità di

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Relazione 1716/5 Vestire gli ignudi

Vestire gli ignudi è una delle sette opere di misericordia corporale che ci elencavano al catechismo nei lontani anni della nostra infanzia e già allora ci sembrava la più strana del gruppo, sia per la parola insolita e arcaica, sia perché, anche in quei tempi ormai remoti, la nostra beata generazione collegava la nudità più al concetto di bagni al

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Relazione del 1716/4 Sulla traccia dei ceci

La Relazione del 1716 ci regala uno sguardo d’insieme della nostra provincia alla vigilia del decreto di soppressione delle confratrie e ci permette di riflesso di capirne l’importanza e la diffusione capillare nei nostri paesi ancora all’inizio del Settecento. Con l’anno successivo non si parlerà più di queste associazioni, che finiranno di essere confuse con le tante confraternite con cui

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Relazione del 1716/3 Poveri, elemosine e ceci

Le dettagliate Istruzioni contenute nelle pagine iniziali della Relazione del 1716 chiedevano per ogni comune di dichiarare se, in mancanza di ospedale o analoghe strutture, vi fosse comunque “qualche fondo” a favore dei poveri “tanto mendicanti quanto vergognosi, infermi o ammalati” e di precisarne il numero. Nel leggere oggi questi testi restiamo colpiti dall’uso di termini crudi e poco “politicamente

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Coincidenze quasi casuali

Non sempre le coincidenze sono casuali, anzi, a volte assumono la forma che Jung definiva “sincronicità” e possono lasciar intravvedere, fra le pieghe degli avvenimenti che si sovrappongono, qualche filo conduttore che ci aiuta immaginare disegni e progetti o effettuare collegamenti impensati. Due notizie sui quotidiani di qualche giorno fa, accomunate solo dalla stessa data di pubblicazione e dalla lettura

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Relazione del 1716/2 Ospedali e strutture assistenziali

Quando siamo tentati di lamentarci per i disservizi e le incongruenze della nostra sanità e per le carenze delle strutture assistenziali per anziani e bisognosi, possiamo consolarci leggendo quale fosse la situazione nei nostri comuni tre secoli fa. La relazione del 1716, firmata dall’ “Umilissimo, Fedelissimo et Obedientissimo Servitore e Vassalo M. Rubato” e preceduta da tabelle riassuntive, ci dà

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Relazione del 1716: sulla traccia delle confratrie 1

Nella biblioteca del Seminario Vescovile di Cuneo sono conservati due interessanti manoscritti della prima metà del Settecento che ci permettono di gettare uno sguardo su come fosse la vita quotidiana nella nostra provincia in quegli anni lontani. Si tratta di due relazioni diverse per ampiezza e intenti, ma entrambe motivate dall’esigenza dei Savoia di conoscere il territorio per poter meglio

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