Chiesa nucleare

Venerdì scorso allegato alla Guida c’era un opuscolo su carta patinata.
“Energia per il futuro” era il titolo rosso su sfondo verde, sopra l’immagine di una bimba che disegna una lampadina a risparmio energetico .
Lo sfoglio distrattamente, pensando di leggere uno dei consueti manuali che raccomandano di chiudere la luce uscendo di casa e spiegano i vantaggi delle fonti rinnovabili e alternative.

Crocefissi e dintorni

“Dos cafè con leche” chiedo al barista mentre poso per terra lo zaino e prendo il giornale dal bancone. “La voz de la Galizia”, uno dei diversi quotidiani locali con articoli in spagnolo e in gallego. Notizie di paese, feste, lutti, piccoli incidenti.

Democrazia: “ghe pensi mi/ i pensu mi”

12 ottobre 2009. Berlusconi parla a una platea di industriali e, dopo la ormai consueta sparata contro i media non ancora di sua proprietà e l’ennesimo invito a boicottare i giornali non allineati, dice testualmente: “Voi pensate a creare il benessere, per la libertà e la democrazia ghe pensi mi”.

Tre Pater, Ave e Gloria

“Tre Pater, Ave e Gloria”
Era la pena che il confessore ci comminava, prima di raccomandarci di non peccare più e di pronunciare l’ego te absolvo, tracciando un invisibile segno di croce.

Le scatole vuote delle religioni.

Santo Stefano, il giorno dopo Natale. Te ne accorgi dai cassonetti pieni che traboccano polistirolo e confezioni di tristi giocattoli tecnologici. Scatole vuote, simbolo del vuoto delle nostra civiltà attuale, in cui l’amore per i bambini si misura con la dimensione dei pacchetti che incartano i regali e con la lunghezza dello scontrino fiscale del supermercato.
Nell’ultimo scritto affidato alla pazienza degli amici che leggono il Granello avevo usato proprio questa immagine riferita alle religioni: “le scatole vuote delle religioni”…

L’incapacità  di indignarsi

Qual è la caratteristica più sconvolgente dell’Italia d’oggi?
Se dovessi rispondere a questa domanda senza pensarci troppo, direi senz’altro: l’incapacità di indignarsi.
Una sorta di rassegnato torpore, la sconcertante indifferenza con cui ci lasciamo scivolare addosso situazioni, frasi, gesti, prese di posizione, atteggiamenti che hanno dell’incredibile.
E lo stesso svagato disinteresse, la stessa ebete disattenzione sembra coinvolgerci sia come cittadini, nei confronti di uno stato che scivola ogni giorno verso il più bieco totalitarismo, sia come credenti, nei confronti di una Chiesa sempre più chiusa in se stessa, sorda al mondo e lontana da Cristo…

Quando…

Quando mi sveglierò ogni mattina benedicendo la luce del giorno.
Quando andrò a coricarmi la sera ringraziando il buio della notte.
Quando ricaverò da ogni momento tutto il dolce e il salato, l’amaro e l’insipido, il piccante e il vellutato che ogni istante può offrirmi.

Camminare sotto la pioggia

Camminare sotto la pioggia ha i suoi lati piacevoli, per la prima mezz’ora.
Dopo quattro giorni cominciano a prevalere gli aspetti più fastidiosi, tipo il rivolo d’acqua che si ostina a scorrere dal collo alla schiena, gli occhiali appannati che velano di nebbia il mondo circostante, gli scarponi in cui paiono nuotare i girini…

La rivoluzione del fagiolo

“Non lessi libri, quell’anno, zappai fagioli” Così scrive nel suo memorabile Walden, Henry David Thoreau. Uno che, prima di dedicarsi all’orticoltura e all’eremitaggio nei boschi, di libri ne aveva comunque letti molti e buoni.
Dai tempi del geniale americano tante cose sono cambiate…

Risposta a Beppe

Carissimo Beppe,
scusa innanzitutto se ti scrivo con una tastiera invece che con la penna. In realtà ho iniziato la risposta a mano, poi mi sono reso conto che la mia scrittura si fa sempre più illeggibile (a volte addirittura per me stesso…), soprattutto nei testi lunghi. Non so se sia colpa dell’invecchiamento o di qualche altro problema, ma la mia grafia è sempre più incerta (o forse la mano tremante riflette solo la confusione mentale).
Ho riscritto questo inizio e proseguito a macchina, preferisco la facilità di lettura e la chiarezza alla maggior simpatia del testo manoscritto e non ti voglio imporre, oltre alla pazienza e alla tolleranza sempre necessaria verso le mie incerte divagazioni, anche la fatica della decifrazione.